Nato a Padova il 7 febbraio 1937, a soli undici anni manifestò la ferma intenzione di entrare in seminario. Nel 1948 iniziò la sua formazione nell’istituto dei Padri Monfortani di Redona (BG). Dopo anni di studi e formazione religiosa, il 30 marzo 1963 fu ordinato sacerdote a Roma.
Per qualche anno fu insegnante e animatore vocazionale. Ma il suo desiderio era partire come missionario. Chiese di andare in Perù. Invece, per obbedienza, fu chiamato in Malawi.
Il 20 febbraio 1971, Padre Lorenzo salì sulla motonave “Africa” e circumnavigò il continente. Sbarcato in Mozambico, prese un treno per il Malawi e arrivò a Blantyre, sulle sponde del lago Nyassa.
La prima missione fu il lebbrosario di Utale: una struttura che muoveva i primissimi passi per offrire ai malati di lebbra una sistemazione dignitosa e le cure necessarie. Per Padre Lorenzo fu un battesimo impegnativo, che affrontò con l’entusiasmo che lo avrebbe caratterizzato per tutta la vita.
In soli tre anni imparò il chichewa con padronanza — il che gli permise di muoversi con libertà, capire la gente, i suoi bisogni, le sue usanze. Per quasi trent’anni girò le missioni della Diocesi di Mangochi: costruendo dispensari, pozzi, scuole, chiese. Raccogliendo conversioni, ma soprattutto costruendo relazioni umane.
"Sono contento e felice della mia vita missionaria. C'è tanto lavoro... La visita ai cristiani, i sacramenti, la Santa Messa anche sotto un albero di mango mi fanno felice. Mi piace parlare di Dio, mi entusiasmo, mi commuovo. Loro non si stancano e mi dicono di continuare..."
Padre Lorenzo
Nel 1993 il Vescovo della Diocesi di Mangochi lo chiamò a fondare una nuova missione a Masuku, un villaggio sull’altopiano di Namwera, vicino al confine con il Mozambico.
Era una zona bellissima e durissima. E senza nessuna struttura sanitaria. Padre Lorenzo non riuscì a ignorare quello che vedeva ogni giorno: bambini che morivano di malattie curabili, donne che partorivano senza assistenza, anziani che non arrivavano mai a un medico. Chi tentava di raggiungere l’ospedale più vicino — a 80 km di strada africana — spesso arrivava troppo tardi.
"Come potrei annunciare il Vangelo a chi ha fame?"
Padre Lorenzo
Negli anni 2000, a sessantatré anni, Padre Lorenzo iniziò a costruire quello che lui stesso definì “Il miracolo dell’Amore”: il Muli Bwanji Hospital di Masuku.
Non aveva fondi certi. Aveva la sua tenacia, la sua fede nella Provvidenza, e la generosità di migliaia di persone in Italia che rispondevano alle sue lettere. Perché ogni sera, dopo una giornata di cantiere e di pastorale, Padre Lorenzo si sedeva e scriveva a mano a ciascuno dei suoi benefattori — per ringraziarli, per aggiornarli, per tenerli vicini a quello che stava costruendo insieme a loro. Migliaia di lettere, una per una.
Dal 2002 al 2009 — anno dell’inaugurazione ufficiale — il dispensario era diventato un Community Hospital riconosciuto dal Ministero della Salute del Malawi. Ma Padre Lorenzo non si fermò: subito dopo posa la prima pietra del nuovo reparto di maternità, le case per lo staff, la struttura per le suore che avrebbero continuato il suo lavoro.
"Un missionario non può mai pensare di possedere quello che ha fatto, né di soffermarsi troppo sulle iniziative, anche le più valide e costruttive, che lo hanno reso importante agli occhi della sua gente."
Padre Lorenzo
Nel febbraio 2017, le sue condizioni di salute — da molti anni fragili — lo costrinsero a tornare in Italia. Se ne andò l’8 settembre 2017. Ma prima di partire, lasciò parole che risuonano ancora:
"Un missionario non può mai pensare di possedere quello che ha fatto, né di soffermarsi troppo sulle iniziative, anche le più valide e costruttive, che lo hanno reso importante agli occhi della sua gente."
Padre Lorenzo
Oggi il suo ricordo vive nei cuori di chi lo ha conosciuto — in Italia e in Malawi. E vive nell’ospedale che continua ogni giorno a chiedere alla sua gente: Muli Bwanji. Come stai?